IntuizioniIl trade-off tra profitto e sostenibilità: il futuro del banking è green

Il trade-off tra profitto e sostenibilità: il futuro del banking è green

Il Global Head of Sustainability di BBVA, Javier Rodríguez Soler, afferma che l'impegno per la sostenibilità è una scelta intelligente e redditizia dal punto di vista economico per le aziende di tutti i settori, e che deve essere fatta tenendo conto di una prospettiva globale: le soluzioni locali non servono a nulla se l'inquinamento continua in altre parti del mondo.

Foto: Il responsabile globale della sostenibilità di BBVA, Javier Rodríguez Soler. Credits: BBVA 

Di Patricia Ruiz Guevara

Se un'azienda non prende la rotta della sostenibilità, smetterà di essere redditizia e finirà per scomparire. Con questa affermazione categorica, il Global Head of Sustainability di BBVA, Javier Rodríguez Soler (Madrid, 1969), sottolinea la correlazione tra la redditività economica e la sostenibilità, che è vitale per le aziende e per le banche che le sostengono.

L'esperto è supportato nelle sue affermazioni dalla sua esperienza e dal suo attuale ruolo: con una carriera nel settore energetico con particolare focus su aree di strategia e sviluppo, dal 2021 è Global Head of Sustainability nella banca più sostenibile d'Europa e del mondo (posizione globale che condivide con la holding sudcoreana KB Financial Group), secondo l'analisi del Dow Jones Sustainability Index (DJSI) risalente a febbraio 2022. BBVA ha, inoltre, appena aderito al MIT Climate and Sustainability Consortium (MCSC).

Per arrivare a questo livello, è necessario compiere i giusti passi. Rodríguez Soler ci racconta come, grazie a misure come la transizione, l'appoggio ai suoi clienti per favorire la decarbonizzazione e gli strumenti di calcolo della carbon footprint, la banca cerca di posizionarsi in modo sicuro e sostenere le imprese e i settori produttivi di fronte a quella che è una realtà incombente: il rischio climatico è, infatti, già un rischio economico.

BBVA ha aperto il 2022 unendosi al MCSC, un consorzio del MIT che cerca di accelerare lo sviluppo di soluzioni su larga scala per combattere il cambiamento climatico. BBVA è l'unica banca al mondo in questa alleanza. Questo cosa comporta?

Le aziende che fanno ricerca con il MIT sono leader in ogni settore; Apple e Boeing ne sono un esempio. Nel nostro caso, cercavano una banca con una visione innovativa e sostenibile, con un approccio internazionale e che operasse nei mercati emergenti. Alla BBVA siamo convinti che sia essenziale innovare.

Gli sforzi di decarbonizzazione, in tutti i settori economici, richiedono di reinventare il modo in cui si produce ciascuna delle energie o dei materiali necessari nella value chain. Una banca è un'istituzione finanziaria regolamentata che capisce come le risorse possono essere incanalate al meglio per ricercare e finanziare intelligentemente questa trasformazione. Stiamo parlando della disruption più rilevante della storia.

Nel 2021 avete annunciato che la banca avrebbe smesso di finanziare le aziende legate al carbone entro il 2030 nei paesi sviluppati ed entro il 2040 negli altri; quest'anno si aggiungono obiettivi in altri quattro settori: produzione di energia, automotive, cemento e acciaio. Come si fa questa transizione verso un portafoglio clienti a zero emissioni o zero emissioni nette ?

È importante sottolineare che non si tratta di demonizzare alcuna azienda o settore: sarebbe sbagliato per un'istituzione come quella bancaria voltare le spalle a un'industria. Quello che stiamo facendo è un esercizio di allineamento del portafoglio clienti.

Foto: Pannelli solari installati a Ciudad BBVA, di fronte all'emblematico edificio La Vela a Madrid. Credits: BBVA. 

Vogliamo finanziare quelle attività che contribuiscono maggiormente alla decarbonizzazione con tecnologie che vengono utilizzate in modo comprovato. Questa è la più grande opportunità di investimento della storia. Ma ci sono alcune attività industriali che non saranno più opportune sulla strada della decarbonizzazione.

La più ovvia è la combustione del carbone, quindi dobbiamo aiutare le compagnie del carbone a "transitare" verso le energie rinnovabili. Il prossimo step è molto interessante: abbiamo aggiunto questi quattro nuovi settori, e stiamo lavorando anche su agricoltura, aviazione, navigazione, immobiliare, petrolio e gas naturale. 

Questo non è qualcosa che può essere fatto dall'oggi al domani. Perciò come si fa a sostenere i clienti?

Tutti hanno il diritto di reinventarsi e noi vogliamo aiutare tutti; diamo loro del tempo, che però non è illimitato. Il nostro obiettivo è quello di essere carbon neutral entro il 2050 e questo include i nostri clienti e i nostri investimenti, ma dobbiamo fissare sfide intermedie, accompagnare i clienti durante il percorso e considerare l'emissione relativa. Per esempio, se si tratta di una fabbrica di automobili, analizziamo i grammi di anidride carbonica per chilometro di vita dell'auto, vediamo quali piani hanno per ridurre le emissioni e raccomandiamo loro di essere più ambiziosi.

"I dati e la digitalizzazione, insieme alle persone, sono gli ingredienti principali per spingere l'agenda della sostenibilità"

Abbiamo uno strumento chiamato TRI, che sta per Transition Risk Indicator (indicatore di rischio di transizione), che restituisce un calcolo molto sofisticato per le grandi aziende. Quello che facciamo è dire a ciascuna di loro dove si trovano nella classifica rispetto alle altre aziende del loro settore. Se va bene, siamo ancora disposti a finanziarle; se non va bene, le avvertiamo che dovremo smettere di sostenerle a meno che non cambino.

Infatti, raddoppieremo l'obiettivo di finanziamento sostenibile da 100 a 200 miliardi di euro nel periodo 2018-2025. Vogliamo finanziare il futuro.

Questo indicatore è per le grandi aziende, che strumento avete per le piccole e medie imprese?

L'app di BBVA per il calcolo dell'impronta di carbonio; siamo stati i primi in Spagna a offrire questo servizio alle PMI e agli utenti individuali. Misura la parte più rilevante della carbon footprint, come il trasporto su terra o il consumo di elettricità, ma si tratta di uno strumento che è soggetto a un processo di sofisticazione continua e che continuerà a incorporare più dati. Questi, infatti, esistono già: la chiave è catturarli e organizzarli.

I dati, la tecnologia e la digitalizzazione sono grandi acceleratori della finanza sostenibile; insieme alle persone, sono gli ingredienti principali per guidare l'agenda della sostenibilità.

Il sito web dello strumento si apre con questa domanda agli imprenditori: "Sai che ridurre le emissioni fa risparmiare? Comincia ad essere chiaro il trade-off sostenibilità-profittabilità?”

Quando si è iniziato a parlare di cambiamento climatico, sembrava che questo avrebbe rappresentato un costo per le aziende e gli individui. Quello che si è scoperto negli ultimi anni è che la sostenibilità economica e la redditività vanno di pari passo.

Foto: L'applicazione mobile di BBVA ti permette di calcolare la tua impronta di carbonio personale analizzando il tuo consumo di elettricità, gas e carburante. Credito: BBVA. 

Lo si può osservare anche nella quotidianità: una famiglia che vive in modo più sostenibile, vive in modo più economico ed efficiente. Lo si capisce anche guardando all'investimento tecnologico nell'innovazione: le auto elettriche sono ora marginalmente più costose, anche se il valore attuale netto è già più conveniente; l'investimento iniziale viene premiato.

Anche se sei un'azienda, succederà questo: gli azionisti vorranno più azioni; le banche vorranno finanziarti più a buon mercato; i lavoratori vorranno lavorare con te; e i consumatori preferiranno i tuoi prodotti e servizi. Lavorare per la sostenibilità è un circolo virtuoso straordinariamente redditizio.

È chiaro che essere sostenibili implica un beneficio economico. Se ribaltiamo la frase, come prevede la stessa Banca Centrale Europea, non essere sostenibile implica un rischio per la stabilità finanziaria. In particolare per le banche esposte a società insolventi. Quali sono questi rischi?

Di fronte all'impatto del cambiamento climatico, nella finanza ci sono rischi fisici e rischi transitori derivanti da politiche tardive di riduzione delle emissioni di carbonio.

Questi ultimi sono molto chiari. Una compagnia elettrica che continua a produrre con il carbone sarà presto fuori dal mercato, con un enorme rischio di transizione. I suoi beni standard diventeranno beni senza valore e irrecuperabili. Le banche prestano sotto forma di debito, dobbiamo essere molto, molto attenti alla solvibilità delle aziende e prestare attenzione a questi rischi di transizione.

"Lavorare sulla sostenibilità è un circolo virtuoso straordinariamente redditizio"

Nel caso dei rischi fisici [aziende situate in aree esposte ai cambiamenti climatici], penso che dobbiamo guardarli con più attenzione scientifica e non banalizzare. La questione del cambiamento climatico è estremamente seria, ma penso che non sia ancora così rilevante per le banche in questo senso quando si tratta, per esempio, di finanziare alloggi o infrastrutture.

Abbiamo indicato diverse industrie e ognuna ha le sue idiosincrasie così come ogni Paese. Come si affronta la sfida del clima e la trasformazione delle aziende a questo livello? 

Questo è fondamentale. Fino a pochi anni fa, le questioni ambientali avevano storicamente una chiara componente locale; per esempio, un incidente di inquinamento che colpisce una particolare area cittadina o una fabbrica. I paesi che potevano permetterselo se ne preoccupavano.

Ora sappiamo che il cambiamento climatico è un fenomeno globale: se in Europa produciamo elettricità con energie rinnovabili, ma in India o in America Latina bruciano ancora carbone, non serve a niente.

"Sappiamo che il cambiamento climatico è globale: se in Europa usiamo energie rinnovabili, ma in India o in America Latina inquinano, non serve a niente"

Quindi, è uno sforzo che deve essere globale e i paesi sviluppati, che sono anche quelli che hanno beneficiato di più della rivoluzione industriale, devono aiutare i più svantaggiati, che hanno meno risorse e che, in generale, saranno più colpiti dal cambiamento climatico. 

Come possono i paesi più ricchi dare sostegno? E una banca come BBVA?

Da un lato, con fondi pubblici. I paesi più sviluppati devono sensibilizzare, e devono farlo più generosamente di quanto hanno fatto finora.

D'altra parte, con capitale privato, che dovrebbe essere incanalato sotto forma di debito verso i mercati emergenti dove la necessità è più pressante e urgente. La buona notizia è che questi paesi sono molto ricchi di alcune delle risorse con le quali l'energia è prodotta in modo più sostenibile, e hanno insieme anche una forte domanda. Per esempio, nell'energia solare, spiccano il Messico e la Turchia, che per volume della domanda sono molto vicini agli Stati Uniti e all'Europa.

Il lavoro di una banca come BBVA, leader in paesi come il Messico, la Colombia e la Turchia, è quello di incanalare il denaro dove sono le aziende di valore per questi mercati emergenti. È nel loro interesse e va a loro beneficio investire nei progressi tecnologici e industriali: la regione che scommette su una nuova tecnologia crea il know-how, fabbriche e genera, quindi, occupazione. Voltare le spalle a questo è un grande errore. Il nostro ruolo come banca è impegnativo ed entusiasmante. 

Tutto questo per riguarda il ruolo delle imprese e una prospettiva globale. Se pensiamo al punto di vista del singolo cliente, che impatto avrà su di lui l’impegno della sua banca per la sostenibilità?  

Una persona può avere molte sfaccettature: è un consumatore, un potenziale impiegato, un potenziale investitore e un elettore. È stato fatto un enorme sforzo per spiegare l'importanza della sostenibilità, perché la sensibilizzazione del pubblico è ciò che realmente renderà possibile tutto questo. Prima si comincia con l'adattare le proprie abitudini di consumo, a casa, in macchina; ma poi influisce sull'azienda per cui si vuole lavorare e sul partito per cui si vota, se questo ha politiche per la sostenibilità con cui si è d'accordo.

Foto: Javier Rodríguez durante la sua partecipazione all'evento globale fintech Money20/20. Credits: Money20/20. 

Alla fine, una banca è un'azienda ed è guidata dal profitto: abbiamo anche bisogno che la gente voglia i nostri prodotti e servizi. Per esempio, grazie all'app della carbon footprint, molti utenti sono diventati clienti e hanno finito per prendere in prestito un'auto o un altro servizio. Ma tutto è iniziato con la sostenibilità.

Per quanto riguarda i nostri dipendenti, lavoriamo anche per aumentare la consapevolezza circa la rilevanza delle questioni ambientali. Siamo un'azienda con più di 110.000 dipendenti, compresi i direttori di banca, che vengono ascoltati dai clienti. È vitale dare l'esempio.

In questo contesto, dovremmo chiudere con due domande chiave. La prima: cosa è per voi un'azienda sostenibile?

Un’azienda sostenibile è un'azienda che ha i più alti standard nel suo business negli aspetti ambientali, sociali (disuguaglianza di genere, sociale, razziale e per orientamento sessuale) e di governance; soddisfa questi criteri ESG rigorosamente e dà loro uguale peso; e quindi spinge azionisti, regolatori, consumatori e dipendenti a scommettere su di essa. Con queste premesse, è un'azienda che rimarrà in giro per decenni perché è sostenibile e ha saputo sostenersi.

Infine, cosa direbbe a quelle aziende che non sono ancora impegnate nella sostenibilità e che, inoltre, potrebbero essere coinvolte nel greenwashing?

Gli standard, insieme ai nuovi regolamenti sulla trasparenza, faranno sì che il controllo sia sempre più esigente e che il rischio di greenwashing sia ridotto. Si è iniziato con i Green Bond Principles, e ora abbiamo quadri più evoluti e rafforzati per la verifica e la trasparenza da parte di terzi.     

Nel nostro caso, la nostra leadership nel Dow Jones Sustainability Index, la nostra adesione al MCSC e tutte le nostre iniziative dimostrano chiaramente il nostro posizionamento. Se si digita "banche e sostenibilità" o termini correlati nel motore di ricerca Google, il primo risultato che si ottiene nella maggior parte dei casi è il sito web di BBVA.

"Non è come quando fai il miglior telefono cellulare e vuoi che sia l’unico del suo genere sul mercato; vogliamo che tutti ci copino e vadano verso la sostenibilità."

Si tratta di un vantaggio competitivo molto particolare: non è come quando fai il miglior cellulare e vuoi che sia l’unico del suo genere sul mercato; noi vogliamo che tutti ci copino e puntino sulla sostenibilità. Se BBVA si comporta in modo molto sostenibile ma il resto delle banche, delle aziende e dei settori non ci segue, è inutile perché il cambiamento climatico deve essere affrontato da tutti noi. 

Lo dico con veemenza: credo che le aziende, in qualsiasi settore, che non seguono questo corso e rimangono indietro, falliranno e spariranno.





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