Intuizioni"À che ignorano la sostenibilità resteranno indietro"

"À che ignorano la sostenibilità resteranno indietro"

Isabela del Alcázar, Global Head of Sustainability presso la IE University, ritiene che i centri di istruzione superiore debbano incorporare le sfide ambientali, sociali e di governance in modo trasversale e che l'intera comunità debba conoscere questi concetti per poterli applicare.

Foto: La Global Head of Sustainability de IE University, Isabela del Alcázar. Fonte: Cortesía de la entrevistada

Di Jose Manuel Blanco 

Il motto di sostenibilità della IE University è "You start the chain of change": "sei tu a dare il via al cambiamento". Lo sottolinea la Global Head of Sustainability di questa istituzione universitaria, Isabela del Alcázar.  

Negli ultimi anni, il centro ha raggiunto accordi con ONG e istituzioni internazionali per sviluppare programmi di sostenibilità. Allo stesso tempo, ha introdotto contenuti su questo argomento nei programmi accademici degli studenti e ha diffuso il concetto di sostenibilità al resto della comunità universitaria. Tutto ciò viene completato da un programma decennale per creare una comunità educativa consapevole delle attuali esigenze sociali e aziendali. 

Con queste premesse, Del Alcázar avverte che le università non possono essere lasciate indietro nella diffusione della sostenibilità. Allo stesso tempo, valuta come tutte le persone debbano prendere coscienza del fatto che, dalla loro individualità, possono contribuire a progettare un mondo più sostenibile. 

Dal 31 ottobre al 12 novembre si terrà a Glasgow, nel Regno Unito, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26). Quali impegni ti aspetti verranno presi in questa occasione? 

Dal punto di vista delle intenzioni è importante che esistano questi appuntamenti di grande rilevanza dove si incontrano Paesi con livelli di sviluppo e obiettivi molto diversi, perché quella del clima è una problematica di scala globale. Ma [queste intenzioni] devono tradursi in misure efficaci dal punto di vista normativo: sappiamo che lo scopo dei diversi settori è sempre quello di contribuire a un mondo migliore, ma questo deve tradursi in investimenti molto elevati. Pertanto, una spinta normativa favorisce sempre i cambiamenti. 

La legge sulle misure contro i cambiamenti climatici dell'Andalusia (Spagna) afferma che le università della regione "incorporeranno, nei curricula dei corsi di laurea e post-laurea ufficiali, contenuti sulle cause e gli effetti del cambiamento climatico, nonché sulle misure che possono essere adottate per la mitigazione e l'adattamento”. Altre comunità autonome nel Paese hanno preso misure simili. La IE University offre questo tipo di contenuti nei suoi programmi o ha intenzione di farlo? 

Abbiamo introdotto contenuti sulla sostenibilità da molti anni. Nel 2019, momento in cui abbiamo raccolto per la prima volta il dato, abbiamo insegnato 1.800 ore di argomenti legati alla sostenibilità, non solo sul cambiamento climatico, ma anche in senso più ampio. Oggi, insegniamo dieci volte tanto quell’ammontare di ore. Quando parliamo di sostenibilità intendiamo l'impatto delle organizzazioni sulle persone e sull'ambiente, ma anche il quadro normativo o che gestisce le regole del gioco, che è la governance, i [criteri] ESG. 

Una delle nostre principali linee d'azione consiste nell'introdurre ogni anno più contenuti nei programmi. Ci saranno persone che vorranno specializzarsi, ma lavoriamo molto su quella che io chiamo “pioggia fine”: che tutti sappiano cos'è la sostenibilità e che, se il personale [accademico e non universitario] sa cos'è, saprà comprendere l'importanza di integrarla nella quotidianità delle lezioni e delle operazioni. 

Alla fine del 2020, l’UN Climate Change ha presentato un programma di partnership con le università per colmare la mancanza di conoscenza sull'emergenza climatica e per aiutare l'adozione di misure di contrasto. La IE University lavora con organizzazioni nazionali o internazionali per sensibilizzare la comunità educativa sull'emergenza climatica? 

Partecipiamo con [l'ONG] Ayuda en Acción al progetto europeo di formazione e sensibilizzazione degli studenti sui cambiamenti climatici 1Planet4All. Gestiamo il nostro Master in International Development insieme all'UN Staff College; all’interno di questo Master si trattano e si analizzano gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite [SDGs]. Questo programma ha molto successo e sta crescendo rapidamente. Crediamo che sia essenziale trovare partner di ogni tipo, con una visione globale per introdurre queste conoscenze. 

In che modo i membri della comunità universitaria (docenti, studenti, personale amministrativo e dei servizi) vengono coinvolti nella comprensione della sostenibilità? 

Ci è sembrato importante raggiungere gli SDGs e utilizzare l'istruzione come asse per trasformare la mentalità: in primo luogo, sensibilizzare; e poi, dare alle persone gli strumenti per affrontare queste sfide attraverso i contenuti accademici che forniamo, ognuno al proprio livello, e raggiungere gli obiettivi. 

La nostra narrativa ruota attorno al modo in cui l'istruzione porta la conoscenza in modo da poter prendere decisioni informate. Confidiamo di poter realizzare quella trasformazione culturale e mentale (lo chiamiamo mindset sostenibile), in modo che si possa percorrere la via A e la via B e conoscere le conseguenze di ciascuna scelta, il tutto attraverso l'educazione e l'indagine. 

Ti sei ispirata ad altre istituzioni universitarie per sviluppare questa strategia? 

È sempre utile essere ispirati da altre istituzioni per cercare l'evoluzione e l'innovazione nella propria strategia così da poter promuovere nuove soluzioni. Pertanto, una volta definito cosa volevamo fare e come, abbiamo analizzato cosa stavano facendo le altre università internazionali.  

Inoltre, abbiamo valorizzato le nostre azioni e definito la nostra strategia dal 2020 al 2030. Ogni organizzazione è unica, ha i suoi valori e obiettivi, e deve essere sempre distinta. Senza dubbio, è importante conoscere e imparare da altre istituzioni e aziende in tutto il mondo e andare avanti continuando ad innovare per offrire nuove soluzioni al mercato e alla società che contribuiscono a creare un mondo migliore. 

La IE University prevede di raggiungere zero emissioni, riducendo l’utilizzo di plastica, bottiglie per l'acqua non riutilizzabili, carta ed energia. In che fase siete adesso? 

Da quest'anno l'energia che compriamo sarà rinnovabile al 100%. A poco a poco lavoriamo per abbassare ciascuna delle diverse metriche, con l'obiettivo di azzerarle. Inoltre, stiamo misurando il consumo di carta: nel 2019 ne abbiamo acquistati 38.000 chili; nel 2020 sono scesi a 20.000 chili e quest'anno ne abbiamo acquistati solo 600. Crediamo che entro il 2030 troveremo il modo di avvicinarci ai 10 chili. 

Vogliamo essere franchi: gli studenti di Architettura, ad esempio, devono stampare. Quello che ci serve sulla carta, possiamo compensarlo piantando nuovi alberi, per esempio: credo che la tecnologia ci permetterà di sviluppare macchinari per la cattura del carbonio e trasformare quella CO2 in un prodotto solido da utilizzare in altri impieghi. 

La sua campagna 10 YearChallenge sviluppa un progetto annuale che promuove la sostenibilità e andrà avanti dal 2020 al 2030. Qual è il corrispondente progetto per il 2021 e su cosa state lavorando per il 2022? 

Quest'anno abbiamo voluto lavorare per la generazione di una comunità forte, solida e con valori che crei un impatto locale positivo. Devono essere incluse tanto le sfide ambientali quanto le sfide sociali, perché in caso contrario, i nostri studenti e il personale penseranno che la sostenibilità riguardi solo l'ambiente. E parte di tutta questa sfida è proprio educare e insegnare cosa è davvero la sostenibilità. Perciò, quest'anno le attività di impatto sociale e di volontariato sono state potenziate. 

Il prossimo anno (annunciato il 24 gennaio) sarà incentrato sicuramente sulla sfida ambientale e di sensibilizzazione. Penso che ci sia un problema con la sostenibilità: molte persone pensano "che il governo o la mia azienda lo debbano fare al posto mio”. È necessario diventare consapevoli di come essere parte del cambiamento. 

Il concetto di sostenibilità è solitamente legato all'ambiente, all'energia o al risparmio di risorse, ma gli SDGs includono anche obiettivi legati alla riduzione delle disuguaglianze o allo sviluppo di istituzioni forti. Come funzionano questi concetti all’interno di un'università? 

Uno dei valori della IE University è la diversità. Abbiamo studenti provenienti da 140 paesi. L'anno scorso, il 75% dei nostri studenti proveniva da Paesi stranieri. Inoltre, gestiamo la diversità in senso lato, in termini di nazionalità, genere, background, orientamento sessuale, ecc. I nostri studenti e laureati fanno parte di quell'ecosistema diversificato che arricchisce la loro esperienza di apprendimento, studiano con compagni di classe e insegnanti che hanno background diversi e che pensano in modo diverso, e questo è positivo. Inoltre, da più di 10 anni celebriamo il valore della diversità con diverse attività ed eventi come il Global Village o la conferenza LGBT+@Work. Abbiamo un Center for Diversity in Global Management o l'IE Africa Center. Tutti questi progetti e iniziative rafforzano l'importanza della diversità per la nostra istituzione. 

Quali pensi siano i prossimi passi o obiettivi per gli Istituti di istruzione superiore (Università, Business School...) nel campo della sostenibilità e della lotta ai cambiamenti climatici? 

Credo che i programmi accademici si adatteranno alla nuova realtà. Non è più un problema di finalità e bontà, ma una questione normativa e obbligatoria. Sarà come l'uso della tecnologia: diventerà parte della quotidianità e chi la ignora verrà lasciato indietro. 


Pubblicato da OPINNO © 2022 MIT TECHNOLOGY REVIEW - EDIZIONE SPAGNOLA