Intuizioni"Una persona anonima può distruggere la tua vita digitale in 10 minuti”

"Una persona anonima può distruggere la tua vita digitale in 10 minuti”

La reputazione ‘online’ è diventata la nuova merce di scambio della società, afferma Josep Coll, CEO di RepScan, la cui azienda è impegnata a offrire ai cittadini una tutela ai diritti digitali. La sua 'start-up' scandaglia il web alla ricerca di contenuti falsi e illegali per eliminarli ed evitare che danneggino l'immagine dei suoi clienti sul web.

Foto: Il CEO di RepScan, Josep Coll. Credit: Concessione dell'intervistato

Immaginate che, da un giorno all’altro, il vostro nome diventi protagonista di titoli falsi contenuti in siti web.  Immaginate che parallelamente una vostra immagine manipolata senza il vostro consenso, circoli senza sosta sui social network. Internet è l’esempio perfetto di un’arma a doppio taglio: uno strumento capace di rilanciare o seppellire la reputazione di qualcuno in tempo record.  

Consapevole di ciò e che la velocità di diffusione di una voce su Internet è direttamente proporzionale alla difficoltà di sbarazzarsene, Josep Coll, ha deciso di co-fondare RepScan, una società emergente specializzata nella democratizzazione del diritto di eliminare o de- indicizzare bufale, notizie false e contenuti pregiudizievoli in modo che qualsiasi vittima di abusi o ingiustizie nell'ambiente online possa reinserirsi socialmente. 

Cosa spinge un avvocato specializzato in proprietà intellettuale ed ex professore di diritto a diventare imprenditore? 

Tutto è cominciato grazie alla mia passione per la musica. Quando è scoppiata la crisi della pirateria, nel 2008, stavo lavorando come avvocato difensore della proprietà intellettuale per musicisti e aziende del settore. Poco a poco hanno tutti cominciato a cessare l’attività, costringendomi a cercare nuove strade. Decisi di mettermi in gioco: dovevo trovare una soluzione al problema che aveva mandato tutto all’aria: la pirateria. Per questo, nel 2009 ho creato la società Red Points, anche se non l'ho fondata ufficialmente fino al 2011, una start-up legaltech che ha aiutato il mondo del cinema e diversi brand a rimuovere contenuti per questioni di copyright e proprietà industriale. Ho dedicato 9 anni a combattere la pirateria.  

Non è stata l’unica parentesi imprenditoriale, c'era un secondo progetto. 

Sì, quell'esperienza mi ha fatto capire che non solo c'era un problema in quel settore, ma c'era anche un problema nel mondo personale e professionale di ognuno di noi. Internet è diventato un luogo in cui la gente dice, commenta, diffonde notizie false, si appropria di foto che non le appartengono, le pubblica e dove c’è, in generale, moltissimo disordine. Ecco perché sono stato incoraggiato, insieme ai miei colleghi, a creare un secondo progetto legaltech, in questo caso, sotto il nome di RepScan. 

Cos'è RepScan e perché è importante? 

Abbiamo lanciato questa start-up di recente, all'inizio di quest'anno, e vogliamo trasformarla nella soluzione per le persone per controllare la loro vita digitale. Internet è un ottimo strumento, che può essere accompagnato da un grosso problema: una persona anonima può far saltare in aria la tua vita digitale in 10 minuti. In RepScan utilizziamo la tecnologia al servizio del cliente per risolvere i suoi problemi ed eliminare i contenuti web che danneggiano la sua reputazione. Inoltre, documentiamo l'intero processo come legaltech in modo che l'avvocato del cliente (in caso ne avesse uno) abbia tutte le informazioni di cui potrebbe aver bisogno e in una forma legalmente valida. 

Cosa succede dopo che un cliente ha richiesto i servizi della start-up? Quanto tempo ci vuole e quanto costa la cancellazione digitale? 

Il cliente ci informa dell'esistenza dei contenuti (testo, immagini, video) che desidera cancellare e facciamo uno studio di fattibilità gratuito per la loro eliminazione. Se la rimozione risulta possibile, cominciamo a lavorarci e apriamo la nostra piattaforma al il cliente in modo che possa vedere in tempo reale lo stato della rimozione. Per individuare queste informazioni dannose contiamo su tecnologie collegate alla nostra piattaforma che ci aiutano nell’identificazione: utilizziamo i crawler dai motori di ricerca e ci affidiamo alle API di Google. 

Il processo di cancellazione è di solito abbastanza veloce; per foto e video ci vogliono circa 72 ore e per le fake news possiamo cercare per settimane. Attualmente la tariffa che applichiamo è di 95 euro per una foto o un video e 257 euro per una notizia. Se in due mesi non riusciamo a rimuovere il contenuto, rimborsiamo il cliente. 

Una volta svolto il lavoro, se il cliente è preoccupato che il contenuto dannoso venga ripubblicato, può monitorare la situazione attraverso il nostro servizio RepScan Alert che li avvisa se viene ripubblicato. 

Come può influire l'impronta digitale di una persona comune? 

Ci sono alcune notizie che possono far sì che non ti venga permesso di entrare in un paese come gli Stati Uniti o di non ottenere un visto in un determinato momento. E non solo, ora le banche licenziano i lavoratori per questioni di reputazione digitale. La reputazione online è la nuova valuta nella società. Con RepScan, creiamo e tuteliamo questo diritto al reinserimento professionale e personale in modo che le persone possano ricostruire le loro vite. 

Quando si parla di cancellazione delle impronte digitali, si intende sia l'informazione dai motori di ricerca che le informazioni dai social network e sulla stampa? 

Sì, si riferisce a tutto. Per affrontare la cancellazione delle impronte digitali, usiamo due strade principali. Da un lato, ci mettiamo direttamente in contatto con la fonte (Twitter, Facebook) affinché queste piattaforme eliminino, secondo le basi legali, tali contenuti falsi. Dall'altro lato, per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, quello che facciamo è chiedere l'eliminazione del contenuto, o, in mancanza, la de-indicizzazione di alcune notizie in cui emergono informazioni false. 
 
Inoltre, chiediamo l’inserimento delle sole iniziali delle persone interessate per proteggere il loro nome, in modo che quando qualcuno lo cerca, non compaia tra le notizie. Tutto ciò risponde al diritto al reinserimento sociale digitale: persone che hanno avuto procedimenti giudiziari e sono state assolte, ma i cui dati sono ancora presenti su internet, hanno diritto all’eliminazione, in modo da riprendere la loro vita. 

In tale de-indicizzazione di informazioni, la vostra azienda dove colloca il confine tra la reputazione personale e le informazioni di interesse generale? 

Il diritto all'informazione ha una priorità assoluta, quindi se la notizia è basata su dati reali, Repscan non può fare nulla. Se invece è falso, vi è il diritto di rettifica. Il fatto è che ultimamente ci sono molti casi di contenuti falsi creati da profili che non sono giornalisti, ed è qui che la nostra start-up rappresenta una soluzione. Insomma non riguarda il giornalismo, ma lo pseudogiornalismo. Oggi tutti potrebbero scrivere su un blog o mettere contenuti sul web in modo anonimo. 

Ma se l'informazione è vera? Se ho commesso un reato o un’infrazione, vado in prigione o pago la mia multa. Dopodichè la Costituzione mi garantisce il diritto al reinserimento sociale. Se, al contrario ho avuto un processo e sono stato assolto, a maggior ragione non voglio contenuti che danneggiano la mia reputazione. E poi c'è il diritto all'oblio che aumenta quando il diritto all'informazione viene meno. Questo diritto garantisce in Europa che queste informazioni dannose per un utente scompaiano, non dalle edicole dei giornali, ma dai motori di ricerca. 

Avere la capacità di cancellare ogni impronta digitale di una persona.. È possibile agire contro la società e aiutare i profili che vogliono sbarazzarsi di determinati dati? 

Noi non lavoriamo per la classe politica, né per le banche, né per le persone che hanno commesso crimini di razzismo, xenofobia o violenza di genere. Abbiamo limiti molto chiari. 

Quali sono il profilo cliente più comune e la richiesta di cancellazione più frequente? 

I profili che riceviamo di più sono di impresari e imprenditori che hanno avuto aziende che non hanno funzionato molto bene. La cosa più comune è che vogliano cancellare contenuti sulla loro carriera, con l'obiettivo di poter tornare a fare affari. 

C'è qualche tipo di impronta digitale che non può essere cancellata? 

 I contenuti impossibili da cancellare sono quelli veritieri e di rabbiosa attualità. 

Repscan cerca di "democratizzare il diritto di rimuovere contenuti da internet". Questo è possibile? 

Quando parliamo di democratizzazione, intendiamo dire che stiamo dando a tutti la possibilità di difendere la propria reputazione digitale. Tutti dovremmo averne diritto. Con le nostre tariffe, offriamo tempi e prezzi molto più convenienti di quelli che comporterebbe l’assunzione di un avvocato. In questo modo offriamo un servizio accessibile a tutti. 

Come immagina Repscan nel prossimo futuro? 

Vogliamo essere un unicorno e diventare l'azienda numero 1 del mondo nella gestione della reputazione negativa. Siamo umili, ma ambiziosi, e sappiamo che stiamo facendo del bene ai nostri clienti. 


Pubblicato da OPINNO © 2022 MIT TECHNOLOGY REVIEW - EDIZIONE SPAGNOLA